Scuola
12 ottobre 2026
A scuola il problema era sempre lui. O forse no?
Dalle elementari alle superiori, la scuola è stata una delle sfide più grandi per mio figlio. Tra diagnosi, difficoltà e cambiamenti, ho capito che non era sempre e soltanto lui a dover cambiare.

Quando mio figlio ha iniziato le elementari, non immaginavo quanti anni della nostra vita avremmo passato a parlare di scuola. Colloqui, telefonate, compiti, note, difficoltà da gestire. E quella sensazione di dover continuamente trovare una soluzione a qualcosa. Perché mio figlio era un bambino difficile da gestire, questo non l'ho mai negato. Faticava a stare fermo, a rispettare alcune regole, a gestire le frustrazioni. A volte reagiva in modi che mettevano in difficoltà anche gli adulti. E io, dall'altra parte, cercavo di capire cosa fare. Non sempre ci riuscivo. Anzi. 🍪 Alle elementari pensavo che prima o poi sarebbe migliorato All'inizio pensavo che crescendo avrebbe imparato a controllarsi meglio. Che avrebbe trovato il suo equilibrio. Che con le regole giuste, abbastanza pazienza e magari qualche punizione quando serviva, le cose sarebbero diventate più semplici. Nel frattempo arrivavano le prime valutazioni, le prime diagnosi, i tentativi di trovare un modo per aiutarlo. Eppure la scuola continuava a essere uno degli ambienti in cui le sue difficoltà emergevano maggiormente. A casa potevo riconoscere certi segnali, capire quando stava per perdere la pazienza, scegliere se insistere oppure aspettare. A scuola non potevo esserci. Dovevo affidarmi ad altre persone, sperando che riuscissero a vedere anche quello che non era immediatamente evidente. 🍪 Non tutti gli insegnanti erano uguali. E nemmeno le difficoltà. Negli anni abbiamo incontrato insegnanti molto diversi. Alcuni hanno cercato davvero di capirlo. Altri hanno fatto più fatica a trovare un modo per rapportarsi a lui. E ci sono state situazioni in cui probabilmente anche noi genitori avremmo potuto fare qualcosa diversamente. Non voglio raccontare che mio figlio avesse sempre ragione. Non era così. Ci sono stati comportamenti sbagliati, reazioni esagerate, regole che dovevano essere rispettate. Ma ho imparato che correggere un comportamento e capire cosa lo provoca sono due cose diverse. E che, soprattutto con un ragazzo che vive certe difficoltà, il modo in cui un adulto interviene può fare una differenza enorme. Una richiesta può diventare una collaborazione. Oppure uno scontro. E non sempre dipende soltanto da come viene formulata. 🍪 Poi sono arrivate le superiori. E non è diventato tutto più facile. Pensavo che crescendo alcune difficoltà scolastiche sarebbero diminuite. Invece ne sono arrivate anche altre. Le richieste aumentavano, le responsabilità pure. E alle difficoltà che già conoscevamo se ne aggiungevano di nuove. Ci sono stati momenti in cui andare a scuola era diventato davvero complicato. Fino a perdere un anno. E vedere tuo figlio in difficoltà, mentre tu non riesci a trovare una soluzione che funzioni, è una sensazione che faccio ancora fatica a descrivere. La cosa che voglio sottolineare, però, è che non sempre mancava la disponibilità degli insegnanti. Abbiamo incontrato anche persone che si sono impegnate molto per aiutarlo. Solo che a volte, nonostante l'impegno di tutti, le difficoltà rimangono. E bisogna avere il coraggio di riconoscere che forse quella strada, in quel momento, non sta funzionando. 🍪 Cambiare scuola non ha cambiato mio figlio Quando ha iniziato un percorso scolastico diverso, non è diventato improvvisamente un altro ragazzo. Era sempre lui. Con le sue difficoltà, le sue reazioni, i suoi punti di forza e tutto quello che ci portavamo dietro dagli anni precedenti. Però sono cambiate alcune condizioni. Un ambiente diverso, nuove persone, richieste differenti. E abbiamo visto che certe cose potevano andare diversamente. Non sempre meglio. Non tutto insieme. Ma abbastanza da farmi capire una cosa che forse avrei dovuto considerare molto prima. Un ragazzo può avere delle difficoltà reali e, allo stesso tempo, trovarsi in un ambiente che le rende ancora più difficili da gestire. Le due cose possono essere vere contemporaneamente. 🍪 Non chiedo agli insegnanti di fare miracoli Oggi, dopo tutti questi anni, non penso che la soluzione sia pretendere che ogni insegnante sappia gestire perfettamente ogni bambino o ragazzo ADHD. Una classe è fatta di tante persone, con esigenze diverse. Gli insegnanti hanno responsabilità, programmi, limiti e difficoltà che noi genitori non sempre vediamo. E anche i ragazzi hanno delle responsabilità. Ma credo che ci sia una differenza enorme tra guardare un alunno pensando «Come faccio a farlo smettere?» e chiedersi «Cosa posso fare perché riesca a gestire meglio questa situazione?». Non significa rinunciare alle regole. Significa cercare un modo per renderle comprensibili e sostenibili, senza trasformare ogni difficoltà in una battaglia. E questo, naturalmente, vale anche per noi genitori. 🍪 Se potessi tornare al suo primo giorno di scuola Non gli prometterei che sarebbe stato tutto semplice. Perché non lo è stato. Non gli direi nemmeno che avrebbe incontrato soltanto persone capaci di capirlo. Ma vorrei che sapesse una cosa. Che le difficoltà che avrebbe incontrato a scuola non avrebbero definito tutto quello che era. E che un brutto anno, una nota, un'insufficienza o una reazione sbagliata non avrebbero raccontato tutta la sua storia. Per anni abbiamo cercato di capire come aiutare mio figlio a stare meglio a scuola. Oggi penso che una parte della risposta fosse anche capire in quale scuola, con quali persone e in quali condizioni potesse riuscire a stare meglio. Perché non era sempre lui a dover cambiare. E questo non significava che non dovesse cambiare niente di sé. Significava soltanto che non potevamo chiedergli di fare tutto da solo.
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